mercoledì 17 agosto 2011

... Io e Francesca Gentili.


C’è qualcuno nell’ombra. Qualcuno che sussurra piano favole cupe.
L’uomo nero non è nero, non viene di notte, non porta marchi ma sta nella luce fredda e traslucida di una sottrazione. Può inghiottire questa luce. Perché lui è uno che ti toglie tutto…
Dice che non arriva il giorno, dentro un paese dei balocchi in cui il giocattolo è fatto di carne.
Al predatore si fa sacrificio di carne fresca, fatta a brani. Al predatore restano occhi vitrei, fissità da lontananze irraggiungibili, giochi interrotti, dettagli di maniocchipaura. Perversamente. Spaventosamente. Dentro una favola sospesa troppo presto quando si sta ancora nel bosco, come Hansel e Gretel.
La figura si incastona come un interrogativo muto, si da per dettagli inquietanti, con stupore desolato, tra lettere incollate come dentro un quaderno di bambina.
Agli innocenti resta il silenzio, che spacca i timpani…
Resta la desolazione di chi non ha avuto protezione.

PUREZZA
Simonetta, La mia area semantica: innocenza, protezione
-       Ogni tua domanda è una crepa in più nelle pareti della casa. (Amos Oz)

PERDITA
Simonetta, La mia area semantica: lontananza, sottrazione
-       Nell'anno 1284, il giorno di Giovanni e Paolo il 26 di giugno Da un pifferaio, vestito di ogni colore,
furono sedotti 130 bambini nati ad Hamelin e furono persi nel luogo dell'esecuzione vicino alle colline ( il Pifferaio magico)

PAURA
Simonetta, La mia area semantica: inquietudine, incubo, oscurità  
-       Ogni notte tutto ciò che stava fuori apparteneva a Nehi, il demone del bosco. Ogni notte (…) dietro le imposte di ferro, Nehi il demone dei monti scende dal suo castello nero, (…) passa tra le case come un vento maligno, e se per caso trova anche solo un grillo smarrito (…) subito apre il suo mantello scuro, lo stende e con quello cattura la creaturina
-       Cappuccetto rosso? Cappuccetto rosso? Su, apri la porta. Su, apri! Non hai sentito il mio toc, toc, toc? Allora vuoi che soffi? Vuoi che faccio puff? Allora devo aprirla io la porta? [...] Sono il lupo cattivo! (Jack Torrance, Shining)

Francesca, per una chiusura aperta del nostro dialogo, lasciami una frase che dia titolo al nostro tentativo di dilatazione delle percezione, al nostro ragionare per parole-chiave,  a rendere conto di un progettare che diventa fare:
...
Perché, Francesca, hai bisogno dell’arte?

Il dialogo tra me e Francesca Gentili ha scelto luoghi,ulteriori pensando  ad un moto critico partecipato, ad una relazione che si declini al plurale, non solo ora, non solo qui.
per chi vorrà cercarci, seguendo questi indizi…
Buon viaggio…




 (immagini: courtesy, l'artista)

giovedì 28 luglio 2011

Il mondo é stato fatto per l' uomo, e non l' uomo per il mondo. Io e Armando Fanelli

Il pensiero  e la sua distorsione onirica e discussione dialettica. Dentro nei gesti, dentro nel linguaggio, dentro nella percezione, dentro nell’ alterazione e nell’inversione. A scomporre la realtà, ad abitarla trasversalmente.  Per  dettagli, per lampi, per epifanie rivelatrici e suggestioni che diventano generatrici di senso ulteriore, di spostamento semantico, di corto circuito. Troppo forte, incredibilmente vicino…




LINGUAGGIO
Simonetta, La mia area semantica: parola, discorso, viaggio, stratificazione, senso e smarrimento del senso, racconto
-       Ci sono storie che quando le racconti si consumano. Altre storie invece, consumano te. (C. Palanhiuck, Cavie)
-       (…) cercavano una biografia in una sola parola (J. S. Foer)

Armando, La tua area semantica:

Indossiamo le nostre vite, con lo specifico intento di raccontarcele, nel caffè, per strada, in chat, al telefono. Scambi continui di informazioni, che toccano le nostre esistenze stratificandosi. Entriamo a contatto con gli altri e qualcosa resta, anche solo una sensazione, dai nostri sensi che non smettono mai di percepire e riversare in memoria. Condannati  a una sola chance con scadenza, durante il nostro tempo possibile, inseguiamo le verità che ci rappresentano, condividendole con chi riteniamo opportuno. Ci sono parole che fanno male, altre che ci innamorano , altre che di sensi ne hanno infiniti. Imparare ad usarle , dosarle per riempire le nostre discussioni di autenticità è ciò che ci è concesso. Un rapporto vero è fatto anche di silenzi, pregiati silenzi, ma non potrebbe esistere senza una conoscenza fatta di parole. La percezione sensoriale respira attraverso il linguaggio, che durante tutto il nostro viaggio ci distingue e accomuna. Nell’incertezza che si tratti di un origine innata o di un’abilità appresa mi entusiasmano le “previsioni” di un’unificazione a livello mondiale. Sarebbe bello insomma parlare tutti la stessa lingua, con tutte le nostre diversità etniche e culturali potremmo sentirci ancora di più parte dello stesso mistero.


NATURA
Simonetta, La mia area semantica: contaminazione, incontrollabilità, sovversione, fragilità,

Il termine deriva dal latino natura, participio futuro del verbo nasci (nascere) e letteralmente significa "ciò che sta per nascere". Participio futuro… è un tempo del verbo che è scomparso nell’italiano corrente…
Participio è qualcosa che partecipa di altro diverso da sé: partecipa dell’essere verbo, sostantivo e aggettivo; è un modo ibrido, incompiuto, che nella lingua italiana contemporanea si rende solo con una perifrasi di parole.  

Natura a sua volta deriva dalla traduzione latina della parola greca physis (φύσις).
Secondo Heidegger questo termine greco è collegato alla parola phàos, phòs che vuol dire luce, volendo significare una connessione tra la vita e la luce.

-       Quand'è che il futuro è passato da essere una promessa a essere una minaccia? (C. PalanhiuK, Invisibles monsters)
-       È perché siamo intrappolati nella nostra cultura, nel fatto che siamo esseri umani su questo pianeta con i cervelli che abbiamo, e due braccia e due gambe come tutti. Siamo così intrappolati che qualsiasi via d'uscita riusciamo a immaginare è solo un'altra parte della trappola. Qualsiasi cosa vogliamo, siamo ammaestrati a volerla.
-       Forse sentiamo solo la mancanza delle cose perdute, o la speranza in quelle che vogliamo che succedano ( J.S. Foer, Troppo forte, incredibilmente vicino)

Armando, La tua area semantica:

Il mondo é stato fatto per l' uomo, e non l' uomo per il mondo.(F.Bacone)

A volte osservo il paesaggio urbano chiedendomi quale meraviglioso albero donava ossigeno e ombra al posto di ciò che incontrano ora i miei occhi. A volte mi chiedo se sia necessario che esistano partizioni di terre,proprietà private,  i cui diritti derivano da conflitti e guerre; diventati ormai specifici capitali; come se non tutti avessero il diritto al suolo. A volte riesco per sino a immaginare i figli dei miei pronipoti sotto una cupola spaziale che fingono di abitare sulla Terra quando di terra non ce ne sarà più. Credo che l’uomo si sia perso, abbia esplorato in tondo fino a perdere la bussola dell’orientamento. Una volta misurate tutte le distanze sembra aver deciso di prenderne parecchie dal suo habitat compromettendone la sorte. È assurdo pensare che il progresso , la scienza e la tecnologia ci stiano tabulando la realtà quando resta la certezza che viviamo in un miracolo di perfezione. Come è assurdo riconoscere la bellezza nella natura identificandoci in una natura altra, quella umana, distinta dall’universo.questo è egocentrismo. Ci identifichiamo in esseri pensanti senza riuscire a pensare preventivamente. Il nostro ego smisurato e le nostre tendenze suicide possono essere l’unica risposta alla gravità del nostro comportamento. L’origine della nostra vita,eterno dibattito tra scienza e fede, ci lascia incerti e nell’incertezza crediamo di poter sbagliare.
Non è così, non possiamo continuare così. L’antropogenesi sostiene che deriviamo dalle scimmie, la fede che deriviamo dalla luce di Dio. Quale che sia la verità del passato , oggi dobbiamo preoccuparci del futuro. Il rispetto per il mistero dovrebbe guidarci verso un iter sano, dove la certezza che la nostra sopravvivenza come specie dipende dalla sopravvivenza del nostro pianeta. E invece da poco usciamo da un referendum sulla privatizzazione dell’acqua, sul piano di nuclearizzazione…il potere e l’economia che ostentano la loro lungimiranza quando di lungimiranza ad uccidere un pianeta non può essercene. Spero in un forte e unanime risveglio di coscienze ormai disorientate, dove si riesca a dare il giusto valore alla vita, non quantificabile certo in danaro o potere.

ARMANDO , per una chiusura aperta del nostro dialogo, lasciami una frase che dia titolo al nostro tentativo di dilatazione delle percezione, al nostro ragionare per parole-chiave, a rendere conto di un progettare che diventa fare:

Il mondo é stato fatto per l' uomo, e non l' uomo per il mondo.(F.Bacone)

Perché, Armando, hai bisogno dell’arte?

Mi piacerebbe dire che non sono io che ho bisogno dell’arte ma che è l’arte ad aver bisogno di me.
Ma quest’arroganza non mi appartiene. La verità è che mi sento vivo nella fase creativa, sfolgorante in quella produttiva, e non ho più bisogno di cercarmi, tutti i misteri si dissolvono, i dubbi retrocedono, le paure si disperdono, tutto viene riposto nell’opera, concentrato affinche esista, viva per raggiungere il mondo. Ed è un po’ come sentirlo respirare, dimenticarsi della fine, lasciarsi inebriare dal vento, diminuire le distanze tra me ed Esso.   
L’arte dona possibilità, ti permette di costruire nuovi sentieri, dove puoi incontrare tutti gli altri che vengono a contatto del tuo lavoro. Stimolare coscienze, scardinare certezze, emozionare animi… denunciare errori. L’arte ti abbraccia e stringe forte, non si è mai soli; è comunicazione allo stato puro. È il pane che mordiamo ai nostri vitti, che da grano abbiamo trasformato in farina per finire lievitata in forno. È la scelta dei colori che indossiamo. È l’odore dei fiori in un parco a primavera. È l’immagine sacra del mondo che ci circonda, elaborata affinchè contenga un messaggio preciso in grado di deflagarsi nelll’umanità. È tutto ciò che ci conforta lo spirito rendendo ogni istante unico e irripetibile. Detto ciò non può che essere la vita stessa.
Tutti gli artisti che conosco brillano di una luce propria , hanno un personale visione dell’universo e ciò garantisce loro delle risposte precise da poter condividere. Io anche ho le mie ma sento di avere tante domande, e questo mi aiuta a crescere, a voler conoscere a voler comunicare, a riuscire ad amare .

Siamo così alienati dalla nostra essenza di esseri pensanti che ci sembra tutto dovuto e scontato.. io voglio continuare a meravigliarmi, a scoprire,  per riempire il mio io di tutta la bellezza che c’è a disposizione.
E questa possibilità l’abbiamo tutti noi , non credi Simona?

Sorrido… 

Il dialogo tra me ed Armando Fanelli  ha scelto altri e ulteriori luoghi, vuole pensare a un moto critico partecipato, ad una relazione che si declini al plurale, non solo ora, non solo qui.


 Armando è qui 
http://www.facebook.com/profile.php?id=845178918&sk=info

per chi vorrà cercarci, seguendo questi indizi, siamo certi e aspettiamo un confronto, un commento, la partecipazione critica.
Pensiamo ad un testo critico mobile, dilatato, dilatabile,sempre mobile e in cambiamento, che sia piattaforma di confronto e stimolo reciproci.
Buon discorso, buona partecipazione, buon viaggio…




( courtesy, l'artista; foto Marco Biancucci)

Io peer te_ Io e Roberto Cicchinè.

Il mio discorso con Roberto Cicchinè viene da lontano, ci siamo incontrati in altri luoghi, mi sono presa cura del suo lavoro, con modestia, in ascolto. Ho il privilegio di lavorare con artisti che diventano anche amici, il cui lavoro muta, la cui riflessione è mobile.

Ecco come eravamo io e Roberto nel posto in cui ha avuto inizio la nostra sperimentazione di parole e cose

Ecco chi siamo in attesa del vostro intervento...



(courtesy, l'artista: foto Marco Biancucci)

Sospeso. Un corpo come in ostensione, esposto: si dà per sottrazioni d’ombra, per mancanze, per trasalimenti di luce, per lampi. Come una ferita del buio, sembra emergere dalla densità dello scuro; appare, potentemente plastico, scomparendo. Il linguaggio fotografico diviene quasi icona, patimento, negazione, ossimoro.
FOTOGRAFIA
Simonetta, La mia area semantica:  traccia, segno, transito di senso, prelievo, ambiguità, rapporto con il suo referente
-       Nella camera semioscura, pallidamente illuminata dal monitor del computer, siamo ora più spettatori che artefici della transustansazione iconica.(…) La fotografia produce icone del vero perché raccoglie indici, cioè impronte, degli oggetti reali.
Esiste il diritto dell’immagine digitale di “aggiungere allo scatto la propria memoria”
-       La fotografia è una bugia più vera di qualsiasi ricordo. (Jean Rouch)
Roberto, La tua area semantica
Mi piace ribadire che"...forse la fotografia vera, che noi vediamo, che anche io guardo, è il minimo, l'indispensabile per ricordare qualcosa........."(mario giacomelli)

PASSIONE
Simonetta, La mia area semantica: rigenerazione, punizione,
L’etimologia di una parola ne racconta la storia nello stratificarsi dei sensi; passione è sofferenza, sentire violentemente una cosa addosso. È sentimento privo di controllo.
Roberto, La tua area semantica
 (dal greco pathos e dal latino patior) è un sentimento di forte intensità, di solito connotato da grande e intensa attrazione per un soggetto; assume comunque, come tutti gli stati affettivi, significati diversi secondo l'ambito in cui se ne parla,
Ho pensato subito alla passione di cristo
..oggi 13 giugno 2011 dico che passione è anche ..condivisione,partecipazione.......siamo noi che definiamo lo"spazio" e non il contrario...spero e credo nell'arrivo di un neo-neoumanesimo!!...ne  consegue,probabilmente che anche il corpo venga influenzato da questa nuova consapevolezza....un "contenitore" capace di influenzare definitivamente lo spazio che lo circonda...infondo il lavoro che presento di questo parla....un luogo come la palestra può evocare edonismo,superficialità...ma in realtà è l'individuo,con la sua vita,le sue emozioni la sua storia, che infetta inesorabilmente lo spazio .
CORPO
Simonetta, La mia area semantica: luogo di negoziazione, percorso, esposizione, ferita
Roberto, La tua area semantica:
è il luogo dove abita  la mia tristezza...e mi fa paura pensare che è ancora niente rispetto a quello che verrà...."io sono lacerato o a disagio
e talvolta qualche folata di vita"..roland barthes

Roberto, per una chiusura aperta del nostro dialogo, lasciami una frase che dia titolo al nostro tentativo di dilatazione delle percezione, al nostro ragionare per parole-chiave,  a rendere conto di un progettare che diventa fare:

Perché, Roberto, hai bisogno dell’arte?
...ho bisogno dell'arte perchè mi cura
ho bisogno dell'arte perchè  mi aiuta a conoscere
ho bisogno dell'arte perchè nutre la mia curiosità
ho bisogno dell'arte perchè mi permette di condividere 
ho bisogno dell'arte perchè mi apre verso progetti 
ho bisogno dell'arte perchè indirizza i miei pensieri oscuri in visioni magiche
ho bisogno dell'arte perchè e bello"creare" 
ho bisogno dell'arte perchè  forse rimarrà qualcosa di me
ho bisogno dell'arte perchè è un gioco serio
ho bisogno dell'arte perchè bisogna aver coraggio..e non sono un eroe!
ho bisogno dell'arte perchè voglio vedere dove mi porta
ho bisogno dell'arte perchè mi rende più ricco!!.......dentro!!!

Il dialogo tra me e Roberto Cicchinè ha scelto anche altri e ulteriori luoghi, vuole pensare a un moto critico partecipato, ad una relazione che si declini al plurale, non solo ora, non solo qui.




per chi vorrà cercarci, seguendo questi indizi, siamo certi e aspettiamo un confronto, un commento, la partecipazione critica.
Pensiamo ad un testo critico mobile, dilatato, dilatabile,sempre mobile e in cambiamento, che sia piattaforma di confronto e stimolo reciproci.
Buon discorso, buona partecipazione, buon viaggio…




(courtesy, l'artista; foto Marco Biancucci)

L'acqua tocca il sasso ed il sasso tocca l'acqua. Acqua e sasso si conoscono. Io e Gianluigi Antonelli.

Come voyeur- voyager , da visionari-viaggiatori dentro la contemporaneità che ci è data per lampi, dentro e intorno la rapidità, il sincretismo, la mobilità fluida dei simboli. Con segno imper- factum, a scontornare, come la mente che fa prelievo per sensazioni di una realtà in transito rapido.
Si sta come dentro una minuscola ed epica liturgia personale di appropriazione, sintesi, sospensione e spostamento di senso; dentro una disvelante barocca ostensione dello scarto ironico tra dentro e fuori di sé.




(courtesy, l'artista)

E’ Gianluigi a suggerirmi le parole, come punti mobili del nostro navigare plurale, a darmi le coordinate di una mappa mutevole, di un terreno da esplorare a vista. Da definire, poi s-definire.
Ci stanca chiudere un discorso, rendere perfetto un viaggio, ci stancano i percorsi tracciati e senza bivi.
Ci piace lasciare in sospeso, ci piace lavorare a più mani,  ci piace che l’ arte sia una storia in senso etimologico: vedere dunque esplorare, sapere, comprendere. Attraverso e oltre. 
Ci piace spostare i confini...ci piacciono le strade dai molti bivii.

PARADOSSO
Simonetta , la mia area semantica: spostamento di senso, trasversalità
- Enunciato che, pur essendo esatto, apparentemente sembra errato perché contrario al senso comune


- Indica una proposizione formulata in evidente contraddizione con l'esperienza comune o con i propri principi elementari della logica ma che sottoposta a rigorosa critica si dimostra valida.
I paradossi sono smagliature di assurdita' nel tessuto della conoscenza: dapprima ci fanno dubitare delle nostre credenze date e poi ci spingono a ridefinire i nostri concetti, a spostare i confini del sapere, a misurare i limiti.

Sulla morte, senza esagerare (W. Szymborska)
Non s'intende di scherzi/stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo
.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

Gianluigi, la tua area semantica
Cio che mi colpisce di più della morte è il rispetto latente  che si ha per essa, onori per il nemico ucciso/ disprezzo per il nemico vivo - disprezzo per chi vive / cordoglio per chi muore.
Adesso mi viene in mente Marguerite Yourcenar, " il tempo grande sculture"
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COSCIENZA
S, La mia area semantica: modello strutturale, alterazione
Dal punto di vista neurologico la coscienza è caratterizzata da due componenti: la vigilanza e la consapevolezza.
La vigilanza: è caratterizzata da uno stato di veglia che non necessariamente è associata alla consapevolezza di ciò che accade nel mondo che ci circonda.
La consapevolezza: consiste nella consapevolezza del mondo che ci circonda e, nella condizione più evoluta, del proprio essere.
-Di: Dr. Mario Talvacchia 
Psicologo e Psicoterapeuta. Scuola Italiana di Ipnosi e  Psicoterapia Ericksoniana (S.I.I.P.E.) 
Per stato di coscienza alterato s’intende uno stato di coscienza diverso dallo stato ordinario, o di base, caratterizzato dalla veglia lucida. “Noi chiamiamo lo stato normale “lucido”, o di coscienza chiara” (K. Jaspers, Psicopatologia Generale, pag.148).
Uno stato di coscienza alterato è caratterizzato da uno spostamento qualitativo nel modo di funzionare della mente, senza implicare il concetto di patologia.
Le alterazioni della coscienza sono di genere molto diverso, ma esse tutte rappresentano una deviazione dallo stato normale di lucidità, continuità e connessione.
Lo stato crepuscolare onirico è caratterizzato dal restringimento della coscienza e da alterazioni del modello di controllo, mentre un’alterazione oniroide della coscienza, o stato oniroide, si manifesta con alterazioni qualitative più che quantitative. Questi esempi mostrano la straordinaria flessibilità e mutabilità dello stato di coscienza.
Jaspers ci ricorda che: “La nostra intera vita psichica può, a sua volta, avere gradi di coscienza differenti, che vanno dalla coscienza più lucida, attraverso i livelli d’offuscamento, fino all’incoscienza. Ci possiamo figurare la coscienza come un’onda. La coscienza lucida, chiara, è l’apice dell’onda…. che diventa sempre più bassa fino al suo completo defluire nella perdita di coscienza” (K. Jaspers, Psicopatologia Generale)

G., La tua area semantica
 dal latino Cum-scire  -sapere insieme-
Mi viene in mente Il compendio sulla natura di Fra' Tommaso Campanella

Gianluigi, per una chiusura aperta del nostro dialogo, lasciami una frase che dia titolo al nostro tentativo di dilatazione delle percezione, al nostro ragionare per parole-chiave,  a rendere conto di un progettare che diventa fare:
“L'acqua tocca il sasso ed il sasso tocca l'acqua.
Acqua e sasso si conoscono.
Condividono la propria essenza- che è poi unica, unilaterale e multiforme nelle sue multi-forma.”
Se ci fosse "tempo" rilancerei con: TEMPO 

Perché, Gianluigi, hai bisogno dell’arte?
Sentirsi artisti non significa "essere artisti", sudare, rinunciare , sacrificarsi può risultare inutile, se ciò che si produce è inutile o banalmente banale.
Inutile in contesto comunicativo, tutti guardando verso l'estremità del cielo si sentono "una nullità"  (sentimento), altra cosa é rendere questo sentimento assoluto quindi infinito!
Gianluigi ( così come il Sig. X.) ha bisogno dell'arte , così come ha bisogno della fisica, della filosofia, della matematica e dell'aria!
In realtà ogni volta devi stupirti!


Il dialogo tra me e Gianluigi Antonelli ha scelto anche altri e ulteriori luoghi, vuole pensare a un moto critico partecipato, ad una relazione che si declini al plurale, non solo ora, non solo qui.

per chi vorrà cercarci, seguendo questi indizi, siamo certi e aspettiamo un confronto, un commento, la partecipazione critica.
Pensiamo ad un testo critico mobile, dilatato, dilatabile,sempre mobile e in cambiamento, che sia piattaforma di confronto e stimolo reciproci, 
Buon discorso, buona partecipazione, buon viaggio…